Lo dico subito: io sono favorevole. E se ai miei tempi avessi potuto, l’avrei fatto. Ma quello che penso io non conta nulla. Piuttosto mi interessa sentire la vostra opinione sulla guida accompagnata. Cioè sulla possibilità, per i ragazzi già in possesso di patente A1, di mettersi al volante di macchine poco potenti con un adulto al proprio fianco (Guidare a 17 anni? Ora si può). Teoricamente da domani, nella pratica a partire da lunedì prossimo.
Siete tra quelli che pensano che farsi le ossa un anno prima di prendere la patente sia un’opportunità e un’occasione da sfruttare? Oppure siete tra quelli che pensano che mettere in mano una macchina a un ragazzo di 17 anni sia inutile o addirittura dannoso?
Voi che ancora dovete ancora prendere la patente B lo farete? Chi la patente B l’ha già l’avrebbe fatto se avesse avuto questa possibilità?
54 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Lo scorso novembre il garante del mercato aveva multato Kia Motors Italia per pratica commerciale scorretta: 80 mila euro per avere, in campagne pubblicitarie pubblicate su alcuni quotidiani nazionali, “diffuso informazioni ingannevoli … sulla “garanzia di 7 anni” offerta sulle proprie autovetture”.
Questa storia della copertura di sette anni senza spiegare quali parti o componenti sono escluse o per le quali è limitata (gli interventi di manutenzione ordinaria, il deterioramento e i danni causati da negligenza nell’utilizzo del veicolo e le parti soggette a normale usura), facendo quindi credere che la normale garanzia legale biennale sia allungata, tout-court, di cinque anni è una vecchia storia, ci torneremo sopra. Oggi, in realtà, mi premeva sottolineare come, a volte, la caduta non serva a evitare un’altra caduta. Anche ai migliori. E come non rilevi, per la legge, il fatto che i “dettagli” (si fa per dire) di un messaggio pubblicitario siano specificati sul sito internet del produttore.
La faccio breve. Qualche giorno fa l’autorità guidata da Giovanni Pitruzzella ha “avvisato” la filiale italiana della casa coreana dell’avvio di un procedimento per inottemperanza alla delibera del novembre scorso: nonostante la censura del Garante del mercato, la società ha continuato a diffondere lo stesso messaggio. La nuova violazione, o meglio, la reiterazione della violazione, prevede un’ulteriore sanzione fino a un massimo di 150 mila euro e persino la sospensione dell’attività d’impresa fino a 30 giorni. Anche stavolta i coreani continueranno a fare gli indiani?
P.S. Una precisazione: ai tempi delle prime violazioni sanzionate dall’Agcm, avvenute nel biennio 2009-2011 (“perlomeno fino a giugno 2011″, scrive l’autorità nel provvedimento del 12 dicembre 2011) Kia non aveva una presenza diretta in Italia, ma si appoggiava a una società italiana, importatore anche di altri marchi, il Gruppo Koelliker. La pratica commerciale scorretta, cioè l’incompletezza dell’informazione ravvisata dal Garante del mercato con il primo provvedimento, quindi, è attribuibile all’importatore. A Cesare ciò che è di Cesare…
20 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>L’altro ieri ho assistito a un’asta di macchine usate, un mercato “b2b”, come dicono gli addetti ai lavori, di cui poco sappiamo noi normali automobilisti. Si tratta di auto di proprietà di società di noleggio a lungo termine che intermediari specializzati offrono ai salonisti e ai concessionari.
Che differenza rispetto a 12 mesi fa: l’anno scorso c’erano più macchine e, soprattutto, erano molti i commercianti presenti. Dopo un anno tutto è cambiato: pochi operatori (anche se alcuni, va detto, partecipavano da remoto via internet), meno macchine sul piazzale e un risultato deludente: delle prime cento vetture battute (ma c’era anche qualche veicolo commerciale leggero), ben 41 non sono state aggiudicate e 28 sono state aggiudicate al prezzo base d’asta, cioè hanno avuto una sola offerta.
Colpa della crisi? Non solo. Colpa del prodotto: ben 80 macchine di quelle cento avevano più di 100 mila chilometri, 63 ne avevano più di 150 mila e 12, addirittura, più di 200 mila. Belle, per carità, ma appesantite da una percorrenza che, onestamente, è difficile far digerire a un acquirente privato italiano. Tutto ciò è l’inevitabile risultato dell’allungamento dei noleggi da 36 a 48 mesi, deciso due o tre anni fa dalle aziende per limitare i danni dell’allora incipiente crisi. E un paradosso: un mercato interessato a un usato fresco di qualità che però non si trova più.
Piuttosto, a sorprendere è stata la presenza sul piazzale di una decina di chilometri zero, anch’esse in gran parte ignorate dagli operatori. Questo sì un segno della crisi… A proposito, oggi è il giorno delle chilometri zero, oggi i commercianti di mezza Italia immatricoleranno migliaia di macchine per raggiungere gli obiettivi di vendita “imposti” loro dalle Case. Ne abbiamo parlato su Quattroruote di aprile, da qualche giorno in edicola: tra chilometri zero, finti noleggi e immatricolazione degli stessi produttori e importatori, una macchina su cinque tra quelle che sono targate in Italia ogni anno è riferibile, direttamente o indirettamente, a chi l’ha prodotta. Fino a quanto potrà durare questa anomalia?
31 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Il 2 aprile si aprirà a Milano il processo ai cosiddetti “furbetti del semaforino”. Ricordate lo scandalo dei T-Red di Segrate? Ricordate la storia delle “telecamere” piazzate in tre incroci lungo la strada provinciale che attraversa il comune alle porte di Milano? Quei T-Red, “accesi” il 16 novembre 2006, in pochi mesi riuscirono a fare decine di migliaia di multe, provocando una mezza sommossa popolare, centinaia, forse migliaia di articoli sui giornali, locali e nazionali, e, alla fine, anche una denuncia alla procura della repubblica di Milano.
Partì un’inchiesta che portò dapprima al sequestro delle apparecchiature, l’11 ottobre 2007, e poi, dopo un paio d’anni di indagini, a una lunga fase preliminare conclusa il 27 gennaio scorso con il rinvio a giudizio, tra gli altri, del sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini, per il reato di abuso d’ufficio, del comandante e di un funzionario della polizia locale, rispettivamente Lorenzo Giona e Dario Zanchetta, per i reati di abuso di ufficio e turbativa d’asta, degli imprenditori attivi nel noleggio di apparecchiature per il controllo del traffico Raoul Cairoli, all’epoca dei fatti amministratore della Citiesse, distributore esclusivo del T-Red, Giuseppe Astorri, titolare della Scae, la società che si era aggiudicata l’appalto di Segrate facendo un’offerta migliore della sua fornitrice Citiesse, Simone Zari, titolare della Centro Servizi, e Antonino Tysserand, titolare della Tecnologie per il traffico e della Tecnotraffico. Accusati, tra gli altri reati, di associazione per delinquere.
Qualche giorno fa ho incontrato Francesca Fuso, l’avvocato milanese autore della denuncia da cui prese avvio quell’inchiesta istruita dall’allora sostituto Alfredo Robledo, attuale procuratore aggiunto a Milano. Al di là della legittima soddisfazione per la conferma in udienza preliminare della solidità dell’impianto accusatorio, mi ha colpito l’amarezza con cui Fuso raccontava come pochissime persone si siano costituite parte civile al processo, poco più di un centinaio su oltre 35 mila multati. “È amaro constatare”, sottolineava Fuso, “come, finché a Segrate ci sono stati i T-Red, tutti abbiano protestato, tutti abbiano combattuto. Poi, dopo il sequestro, tutti si siano disinteressati”.
Si vedrà in tribunale se, prescrizione permettendo, l’accusa sarà confermata. Lascia però davvero perplessi assistere allo squagliarsi del popolo dei multati proprio nel momento in cui, per la prima volta nella storia di questo paese, finiscono alla sbarra amministratori, poliziotti e imprenditori, nel momento in cui la giustizia sta per stabilire se quello delle multe, in un caso paradigmatico come quello di Segrate, è stato un business oppure no, se ci sono stati reati, abusi, omissioni oppure no (gli automobilisti il loro personale verdetto l’hanno emesso da tempo…).
Come ho scritto su Quattroruote di aprile, sarebbe un bel segnale, quantomeno di coerenza, se il comitato promosso dall’ex comandante dei vigili di Segrate, Franco Fabietti, avesse dietro di sé un piccolo esercito. Grazie agli avvocati costerebbe poco, anche perché il possibile risarcimento, se le accuse della procura fossero provate, sarebbe poco più che simbolico. Ma, a volte, certe cose si dovrebbero fare anche solo per una questione di principio. C’è tempo fino al 2 aprile. E possono farlo tutti i multati, chi ha pagato la contravvenzione e chi non l’ha pagata, chi ha fatto ricorso e ha perso, chi l’ha fatto e ha vinto.
31 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Qualche giorno fa, poco dopo la pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni a febbraio, il presidente di Federauto, la federazione delle associazioni di concessionari delle case automobilistiche, Filippo Pavan Bernacchi, ha lanciato “ancora una volta un appello al governo a fare presto! Abbiamo bisogno di risposte immediate, di un intervento strutturale”.
La parola “incentivi” non si pronuncia, anche perché, va detto, a farlo si genererebbero aspettative che, nel frattempo, rischierebbero di dare il colpo di grazia a un mercato che più depresso non si può. Ma sono proprio gli incentivi che interessano ai concessionari italiani. Comprensibile.
Meno comprensibile, anzi, proprio incomprensibile, l’attacco agli incentivi che il ministero dell’ambiente, come ogni anno, ha messo a disposizione per la trasformazione a gas di auto già immatricolate: “Questo provvedimento è un bell’esempio di come si possano buttare soldi senza ottenere nessun risultato apprezzabile”, ha dichiarato lo stesso Pavan Bernacchi. “Penso che questo fondo di 1.785.000 euro sarebbe più serio darlo ai poveri che gettarlo dalla finestra. Meglio nulla che interventi che hanno il sapore amaro della beffa”.
Sgradevole che il presidente dei concessionari se la prenda con chi, una volta tanto, dai palazzi del potere dà un’occhiata anche alla gente normale, a chi la macchina non può cambiarla e, visti i prezzi della benzina, potrebbe valutare la possibilità di trasformarla a gas. Per difendere i propri interessi c’era bisogno di prendersela con chi, come ogni anno da parecchio tempo a questa parte, dà una mano a qualche migliaio di persone (4.500 quest’anno) a trasformare a gas la propria vecchia auto?
Alla fine le parole più sensate sono venute oggi da Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat. Dal salone di Ginevra il numero uno della multinazionale torinese è stato lapidario: “non voglio incentivi o assistenza finanziaria. Voglio solo operare in modo efficiente. Fiat è finanziariamente solida e si oppone a qualsiasi intervento di sostegno del mercato», mercato che, secondo il manager italo-canadese, «è in linea con le attese».
Mi sbaglierò ma sono convinto che, al di là della crisi economica, oggi si stia ancora smaltendo la sbornia di “3 anni 3″ di incentivi. E resto convinto che nel triennio 2007-2009 si sia venduto in anticipo anche ciò che, senza incentivi, sarebbe invece stato venduto nel triennio successivo. Vediamo un po’ di numeri:
nel 2007, primo anno di incentivi, in Italia furono vendute 2.493.000 auto nuove, 2.162.000 nel 2008 e 2.159.000 nel 2009; nel 2010, primo anno senza incentivi (ma con la coda del 2010 che li rendeva disponibili per tutte le auto ordinate fino al 31 dicembre dell’anno precedente a condizione che fossero immatricolate entro il 31 marzo 2010) si scese a 1.960.000 e nel 2011 a 1.748.000.
Nel 2012 si precipiterà a 1.500.000 come teme Federauto? Forse sì. Vorrà dire che nel doppio triennio 2007-2012, tre anni con gli incentivi e tre anni senza incentivi, si saranno vendute in Italia oltre 12 milioni di macchine nuove, in media più di 2 milioni all’anno…
Certo, meno che nel triennio precedente, anche perché da parecchi mesi c’è una crisi economica, finanziaria e di fiducia senza precedenti. Per non parlare delle altre variabili che pesano sempre di più nelle scelte d’acquisto dei consumatori (prezzi dei carburanti, delle riparazioni, delle assicurazioni, superbolli e imposte di trascrizione, limitazioni alla circolazione eccetera).
Ma non dimentichiamo che prima c’è stata una sbornia. Che stiamo finendo di smaltire. E’ il caso di alzare di nuovo il gomito?
68 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Da quest’anno in Campania il bollo servirà anche a “sostenere l’assistenza ai disabili e ai non autosufficienti, a supportare i minori che hanno condizioni familiari particolarmente critiche, a garantire l’assistenza domiciliare agli anziani”. Così Severino Nappi, assessore al lavoro nella giunta guidata da Stefano Caldoro, ed Ermanno Russo, assessore alle politiche sociali, hanno giustificato l’aumento del 10% della tassa automobilistica entrato in vigore alcune settimane fa. Parte delle somme incassate, inoltre, andrà “ad arricchire il Fondo per la gestione delle crisi e dei processi di sviluppo, lo strumento ideato dalla regione per aiutare le aziende campane e i loro dipendenti a superare questa ennesima fase di recessione”.
Al di là della decisione politica di utilizzare la tassa automobilistica per finanziare la crisi e lo stato sociale, l’operazione è stata gestita in maniera affatto maldestra. Infatti, la legge finanziaria regionale che ha introdotto il nuovo balzello, che porterà nelle casse regionali 36 milioni di euro nel solo 2012, pur essendo stata approvata il 30 dicembre, è stata pubblicata sul bollettino ufficiale della regione solo il 28 gennaio 2012. E fino a quella data, ovviamente, i terminali per il pagamento non erano stati aggiornati con i nuovi importi. E chi ha pagato la tassa prima del 28 gennaio? Semplice, dice la regione, deve integrare.
Non solo. Secondo l’Aci di Napoli, l’aumento del bollo è illegittimo perché approvato il 30 dicembre, mentre la legge prevede il 10 novembre come termine per modifiche alle imposte regionali.
Ma i due ineffabili assessori la buttano sul melodramma: “ai cittadini campani abbiamo chiesto un piccolo sacrificio. Per tutti si tradurrà in un cappuccino al mese per aiutare chi ha più bisogno”.
Al di là dei nobili fini a cui è destinato il nuovo balzello (ma voi ci credete?) due osservazioni mi limito a fare sul trattamento riservato ai cittadini automobilisti dallo stato e dalla pubblica amministrazione.
- sempre più spesso e sempre di più l’auto serve a finanziare servizi che nulla hanno a che fare con la sicurezza stradale e con la manutenzione/realizzazione di infrastrutture stradali; sempre di più serve a finanziare servizi che non si ha il coraggio di coprire tagliando sprechi e spese improduttive;
- la pubblica amministrazione continua a trattare i cittadini come sudditi, scaricando sulla collettività le proprie inefficienze e la propria sciatteria.
E meno male che il bollo avrebbe dovuto essere abolito entro la fine del 2010…
55 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Strano paese l’Italia. Qualche giorno fa mi ha scritto Nazionalista segnalandomi il caso di un suo conoscente che aveva “acquistato da un privato una Mito del 2008″ che però aveva una targa che iniziava per CF, “chiaramente del 2003″, sottolineava. “Come è possibile che sia stata “ripescata” una targa vecchia? C’è stato forse qualche “salto” nella fase di produzione delle targhe o è possibile che ci sia sotto qualcos’altro?” si chiedeva Nazionalista.
Ho fatto qualche telefonata e ho scoperto un fenomeno che non sapevo. O meglio, non ero a conoscenza delle sue reali dimensioni. Il fatto è che per vari motivi possono accumularsi, nelle agenzie di pratiche auto, piccoli stock di targhe che, alla lunga, nessuno vuole. Le rifiutano i concessionari, che non vogliono consegnare ai propri clienti targhe prodotte qualche mese o qualche anno prima, non le vogliono gli stessi acquirenti, convinti che una targa “vecchia” sulla loro nuova, fiammante auto sia una “diminutio”, quasi un affronto, intollerabile.
Il risultato? Questi piccoli stock non si smaltiscono più, i concessionari si rivolgono ad altre agenzie in possesso di targhe “fresche” e quelle stesse agenzie in possesso di targhe “vecchie” sono, in alcuni casi, costrette a chiudere, l’unica strada che possono percorrere per poterle restituire al ministero. Salvo poi riaprire dopo qualche tempo, nello stesso “negozio”, con la stessa insegna, con lo stesso proprietario. Ma con uno stock di targhe nuove. Di nuovo appetibili da concessionari e automobilisti. Strano paese l’Italia…
37 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Aveva messo le mani avanti, prima delle feste di fine anno, Jacques Bousquet: “con un mercato decisamente depresso, dal 2008 al 2013 le reti dei concessionari delle case potranno perdere anche il 30% delle loro strutture di vendita”, aveva detto il presidente dell’Unrae, l’associazione delle Case estere in Italia, il 15 dicembre 2011.
Il 21 gennaio 2012 è stata la volta di Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, la federazione delle associazioni di concessionarie delle Case automobilistiche. “Il settore, se non si interviene subito, va incontro a un disastro annunciato, che somiglia allo scoglio dell’Isola del Giglio: chiuderanno centinaia di concessionarie, distribuite in modo uniforme sul territorio nazionale, e verranno bruciati almeno 45.000 posti di lavoro”.
Il 24 gennaio 2012 Tommaso Bortomiol, project manager di Quintegia, società di ricerca e formazione sul settore automobilistico, ha detto che tra il 2010 e il 2011 ben 525 mandati su 3.500 sono andati perduti e che “fino a giugno del 2013 ci attendiamo un ulteriore assestamento della rete di distribuzione”.
L’1 febbraio, poi, sono arrivati i dati delle immatricolazioni di gennaio (-16,9%). E poi quelli dei passaggi di proprietà di vetture usate (-4,3%)…
Poveri concessionari. Ma soprattutto poveri clienti. Sia chiaro, non voglio essere pessimista né “allarmista”, ma mi chiedo: con che coraggio, in questo 2012, gli italiani staccheranno assegni di caparra per auto dai tempi di consegna medio-lunghi sapendo che, come dice Pavan Bernacchi, “chiuderanno centinaia di concessionarie” e che, quindi, il rischio di trovarsi senza macchina e senza caparra potrebbe essere alto?
38 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Non è la solita storia di una macchina schilometrata e di un venditore “furbo”. Questa è una storia diversa, che merita di essere raccontata perché esemplare, paradigmatica, di quanto sia impegnativo, oggi, vendere auto usate e di quanto sia protetto dalla legge, oggi, il consumatore. Sentite qui.
Il 31 agosto 2010 un signore compra, in un autosalone di Villorba, in provincia di Treviso, la Trevimotor, una Mercedes CLS 320 del 2006 con 122.500 chilometri . La vettura era stata pubblicizzata su Autoscout24 e nell’annuncio si diceva che era stata immatricolata ad agosto 2006 (in realtà la macchina era stata targata a gennaio 2006).
L’acquirente, “a seguito di alcune disfunzioni dell’auto”, interpella il servizio di Customer assistance Mercedes-Benz, il quale risponde affermando che “l’ultima percorrenza registrata per tale vettura, a seguito del passaggio della stessa presso la rete di assistenza Mercedes-Benz, era pari a km 119.516 nel novembre 2007″. Non solo. Nella stessa comunicazione, la Mercedes indica la vettura corrispondente a quel telaio con un numero di targa diverso…
L’acquirente, allora, si rivolge a un’officina Mercedes chiedendo di conoscere gli interventi di manutenzione effettuati sulla vettura in questione. L’officina risponde affermando che “la lettura dei dati di manutenzione […] ha evidenziato una serie di incongruenze” e specificando che l’ultimo intervento registrato in centralina sarebbe avvenuto a 194.125 km”.
Insomma, ce n’è abbastanza per chiedere la risoluzione del contratto ai sensi del codice del consumo. Il 27 ottobre 2010 l’acquirente chiede l’importo pagato più la tassa automobilistica. il 2 novembre Trevimotor offre solo 24 mila euro “in ragione dell’uso dell’auto da parte del consumatore per circa due mesi”. Non se ne fa nulla e l’acquirente si rivolge al giudice e contemporaneamente, il 27 novembre, segnala la cosa al Garante del mercato (www.agcm.it).
Il quale, dopo un’accurata indagine, con la piena collaborazione di Trevimotor, va sottolineato, stabilisce alcuni importanti punti fermi:
- “Non vi sono elementi tali da far ritenere che il professionista abbia in qualche modo alterato i chilometri della vettura venduta al segnalante, o abbia fornito informazioni fraudolente in merito al chilometraggio della vettura stessa”;
- Tuttavia, “Trevimotor, in qualità di professionista operante nel settore della vendita delle automobili usate, avrebbe dovuto prima di procedere alla vendita della vettura di cui trattasi, verificare la reale percorrenza chilometrica della stessa, previa adeguata verifica della veridicità della percorrenza indicata nel quadro strumenti della vettura in vendita”;
Come? Lo dice lo stesso Garante del mercato: “Il professionista avrebbe dovuto non limitarsi a considerare compatibile il chilometraggio di 122.500 km con la sequenza delle manutenzioni annotate nel libretto di uso e manutenzione, bensì chiedere anche informazioni alla rete di assistenza della casa automobilistica o effettuare ricerche presso i precedenti proprietari della vettura, appurare comunque le reali caratteristiche e lo stato attuale al momento della proposta in vendita dell’autovettura in oggetto”. Né più né meno quello che ha fatto l’acquirente della macchina dopo averla ritirata dal salone.
Insomma, una negligenza e anche una scorrettezza laddove, nel messaggio pubblicitario della vettura, si parlava di prima immatricolazione avvenuta ad agosto 2006 (la macchina, in realtà, era stata immatricolata il 20 gennaio 2006, cioè oltre sei mesi prima).
Il risultato? Una multa di 8 mila euro per pratica commerciale ingannevole relativamente a “caratteristiche rilevanti del prodotto offerto in vendita e suscettibile di indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso” e per pratica commerciale scorretta “in quanto contraria alla diligenza professionale che ci si può ragionevolmente attendere da un professionista che commercializza autovetture usate”.
Mi pare di averlo già scritto qualche tempo fa… meditate, venditori, meditate!
25 Commenti Lascia un commento /?php bf_after_post_content(); ?>Nel paese dei furbi capita. Capita, per esempio, che qualcuno approfitti del blocco della circolazione dei mezzi pesanti per “arrotondare” i propri guadagni. Una tentazione irresistibile in presenza di lunghe file di auto in attesa di fare il pieno. Peccato che, come dice un vecchio adagio, il diavolo faccia le pentole ma non i coperchi: il gestore della stazione di servizio ha aumentato sensibilmente il prezzo dei carburanti confidando nell’italica buona sorte e “dimenticandosi” di adeguare la tabella dei prezzi all’ingresso dell’impianto.
E’ successo a Moschiano, paese di 1.700 abitanti in provincia di Avellino. Ieri un distributore del paese vendeva gasolio “ai malcapitati automobilisti”, come scrive la Guardia di Finanza in un comunicato, a “1,936 euro per litro, importo che non corrispondeva a quello riportato nella tabella esposta all’ingresso dell’area di servizio”. Ne ha dato notizia la stessa Gdf, intervenuta “per individuare eventuali fenomeni speculativi nascosti dietro ingiustificati aumenti di prezzo”.
Due cose mi limito a evidenziare:
- le fiamme gialle sono intervenute di loro iniziativa durante la normale attività di controllo e prevenzione. Nessuno degli automobilisti in coda ha ritenuto utile o opportuno segnalare l’anomalia al 117.
- ieri il prezzo del gasolio nel distributore “incriminato” era di 1,936 € al litro. A Rozzano, a due passi dalla redazione di Quattroruote, sempre ieri il gasolio costava 1,619 € al litro, 31,7 centesimi in meno. “Tradotto” in lire (a chi, come me, è nato negli anni 60 fa più impressione), fa 614 lire al litro in meno…
p.s. La Guardia di Finanza fa sapere che “l’attività delle Fiamme Gialle è tuttora in corso e, nella circostanza, il controllo è stato esteso anche alla verifica-giacenze con un intervento che si prefigura ancora lungo e solo al termine del quale potrà esser definito il quadro sanzionatorio complessivamente a carico del gestore del distributore di carburanti”.
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